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JRP Active Ageing

23 settembre 2022 — 3 minuti di lettura

Il progetto unitario della Joint Research Platform, avviato da Fondazione Politecnico di Milano e Dipartimento di Design, in collaborazione con EQUA Cooperativa Sociale e il Gruppo di Ricerca Geriatrica del Prof. Marco Trabucchi, consente di far convergere le energie della ricerca e delle imprese nazionali per rispondere ai bisogni dei “nuovi anziani” e affrontare le sfide di una società che matura.

Alessandro Biamonti (Dipartimento di Design) e Sara Mariazzi (EQUA Cooperativa Sociale)

Negli anni il fenomeno dell’invecchiamento è stato motivo di studio per una ricerca mirata all’introduzione di nuovi servizi alla persona nell'ottica di un eventuale cambio di domanda in futuro. Da queste premesse nasce la consapevolezza di dover apportare un’innovazione tecnologica all’interno del cosiddetto Active Ageing, ossia un invecchiamento attivo, contraddistinto dalla totalità di comportamenti, pratiche e stili di vita utili ad attenuare l’insorgenza di problematiche relative all’invecchiamento.

Nell'ambito delle ricerche per trattare le malattie legate all’invecchiamento della popolazione, quelle sull’Alzheimer occupano uno spazio fondamentale. Settembre è infatti il mese mondiale dedicato alla cura e alla prevenzione di questa sindrome, titolazione che si è resa necessaria quando il 21 settembre, Giornata Mondiale dell’Alzheimer, non è più stato sufficiente per contenere le necessarie attività di divulgazione, formazione, informazione che l’attuale dimensione della sindrome necessita, sindrome che è in crescita sia internamente alle diverse società, sia su scala planetaria.

Prof. Mario Bisson all'interno del laboratorio EDME. Attraverso la piattaforma sarà possibile sviluppare progetti e ricerche applicate sperimentando servizi e prodotti innovativi in collaborazione con gli enti promotori

I numeri sono genericamente drammatici e segnano incrementi quasi esponenziali nei prossimi decenni. La crescita dei casi è data dal procedere inesorabile della sindrome con l'aumentare della popolazione anziana. Infatti, se da una parte il progressivo invecchiamento della popolazione è il risultato di una migliore qualità della vita, di migliori cure mediche, e di una condizione di benessere generalmente più diffusa, dall’altra è proprio il processo di invecchiamento a costituire la base per lo sviluppo della sindrome.

Ma oltre al numero delle persone affette da Alzheimer, bisogna tener conto che la malattia ha un impatto anche sui familiari e i caregiver intorno a loro. Questo significa che, per ogni persona affetta da Alzheimer, un nucleo familiare di almeno 3-5 persone che appartengono a 2-3 generazioni diverse, subisce gli effetti della malattia. Se consideriamo questa dinamica applicata ai circa 1,5 milioni di persone che nel nostro paese soffrono di demenza da Alzheimer risulta evidente l'impatto sulla società.

Per contrastare questo stato di cose al momento abbiamo a disposizione tre strumenti.

  • L'approccio farmacologico. Molto complesso da gestire, che può dare buoni risultati in una fase preliminare, ma che si è rivelato inefficace in termini di “cura", piuttosto invasivo e non sufficiente nelle fasi più compromesse.
  • L'approccio non-farmacologico. Superata una diffidenza iniziale negli ultimi 15-20 anni, grazie alla particolare sensibilità, adattabilità e ascolto del vissuto personale, è diventata la risorsa principale, soprattutto nelle fasi di crescente compromissione. Si articola in diversi approcci, modelli e forme, spesso con protocolli ben definiti. Si tratta dell'ambito terapeutico la cui efficacia può essere aiutata da una adeguata azione progettuale, in dialogo con i terapeuti.
  • La prevenzione. A causa della complessità e imprevedibilità dell'evoluzione della sindrome in ogni individuo, non esiste una univoca ricetta che scongiuri definitivamente il pericolo. Risulta da tempo però evidente come alcune buone pratiche, stili di vita, comportamenti, possano risultare decisamente positivi per attenuare e rallentare l'insorgenza di sintomi.

La ricerca tecnologica gioca pertanto un ruolo fondamentale in questo contesto, al fine di fornire strumenti e sviluppare strategie in grado di migliorare la qualità della vita della popolazione over 65.
In tal senso la JRP Active Ageing permetterà agli attori coinvolti nell’iniziativa di sviluppare strategie innovative, mettendo a fuoco e, in alcuni casi, anticipando, soluzioni finalizzate a rispondere in modo più efficace ai bisogni emergenti, e quindi a risultare competitivi sul mercato attuale e futuro.

L'utilizzo di strumenti tecnologici aiuterà l’interazione con i soggetti deboli

Grazie alla sua natura multidisciplinare, la piattaforma comprenderà nella sua progettualità numerosi temi di ricerca orientati su diversi orizzonti temporali: da progetti finalizzati a dinamiche di prevenzione fino a progetti di entertainment, dallo sviluppo di nuove politiche urbane e residenziali che vadano incontro ai nuovi bisogni fino a progetti culturali inclusivi, da studi e valutazioni su tecnologie assistive, domotiche e di AI, fino a progetti sportivi e di formazione.

Alessandro Biamonti, Sara Mariazzi e Marco Trabucchi, fondatori e promotori del JRP Active Ageing

Partner Fondatori

Fondazione Politecnico di Milano
Dipartimento di Design, Politecnico di Milano

Promotori dell'iniziativa

EQUA Cooperativa Sociale
Gruppo di Ricerca Geriatrica