Progettare oltre l'umano

Elisa Giaccardi

Ciao, sono Elisa Giaccardi sono al Politecnico di Milano dal 2024, dopo 25 anni di lavoro all’estero, di cui gli ultimi 12 anni presso l’Università TU Delft.

La mia ricerca esplora come il design possa includere una prospettiva non umana: in un mondo in cui tecnologie come l’intelligenza artificiale stanno ridefinendo il nostro rapporto con l’ambiente che ci circonda, come possiamo progettare con e per un ecosistema responsabile e sostenibile di intelligenze umane, artificiali e naturali? Quali nuove prospettive si aprono a noi su questo pianeta?

Il cambiamento climatico, ad esempio, è un fenomeno difficile da percepire con il nostro corpo e si manifesta in tempi e spazi così vasti da sfuggire ai nostri sensi. Allo stesso tempo, i sistemi tecnologici come l’intelligenza artificiale, stanno ridefinendo il nostro modo di interagire e comprendere il mondo, pur rimanendo spesso opachi e centralizzati.

Questa doppia sfida ci porta a una domanda cruciale: possiamo immaginare una tecnologia che non serva soltanto i bisogni umani, ma che ci aiuti a connetterci anche con scale e sensibilità non umane, aprendo nuove possibilità per la nostra sopravvivenza collettiva?

Nella mia ricerca esploro quindi come le tecnologie digitali possano aiutarci a sviluppare una sensibilità ecologica più ampia, integrando nella progettazione altre forme di vita e intelligenza. Questo significa collaborare con intelligenze diverse – non solo umane e artificiali, ma anche quelle presenti negli ecosistemi naturali. Un esempio di questo approccio è l’uso di interfacce che ci permettono di percepire realtà ecologiche su scale diverse in modo più intuitivo e inclusivo.

Un esempio è Ripples, un progetto sviluppato dai miei studenti sul tema della perdita di biodiversità nella laguna di Venezia. In questo progetto, l’interfaccia aiuta le persone a percepire la laguna e il suo ecosistema in modo più intuitivo, dando voce a elementi spesso trascurati, come i molluschi e le piante acquatiche. L’obiettivo è favorire una connessione profonda con i ritmi naturali del suolo e dell’acqua, promuovendo uno stile di vita in sintonia con le esigenze dell’ambiente lagunare.

Un progetto a cui sto lavorando per promuovere questo tipo di pensiero progettuale è il Design intelligence Institute, un collettivo di ricerca internazionale, interessato a esplorare come integrare intelligenze umane, artificiali e naturali per affrontare le sfide complesse, sia ambientali che sociali, di oggi.

Un altro progetto a cui sto lavorando in ambito didattico, è il laboratorio More Than Human AI che insegna agli studenti del corso di laurea Digital and Interaction Design a superare la sola prospettiva antropocentrica nella progettazione. In questo corso esploriamo l’intelligenza artificiale, non solamente come strumento critico e creativo, ma anche come agente e come collaboratore nella progettazione di ecosistemi rigenerativi aprendo a punti di vista di piante, animali, funghi e batteri.

Per me il design non riguarda solo la creazione di oggetti, ma il modo in cui viviamo e interagiamo con il mondo che ci circonda e se vogliamo affrontare le sfide del nostro tempo, dobbiamo imparare a progettare con e per un mondo che vada oltre la sola prospettiva umana.

Invito tutti coloro che condividono l’interesse verso queste tematiche a esplorare il mio lavoro e unirsi alla conversazione.

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