Living Interaction Design

Di Valentina Rognoli, Elena Albergati, Barbara Pollini e Carla Langella

L'ultima immagine è uno sfondo grafico astratto caratterizzato da un gradiente di colore azzurro chiaro. La composizione è minimale e presenta forme geometriche sfumate: sulla sinistra emerge parzialmente una stella stilizzata o un elemento radiale, mentre in alto a destra si intravede una forma circolare chiara. Lo stile è pulito e moderno, coerente con l'identità visiva istituzionale degli altri elementi del progetto.

Living Interaction Design. The Transition Towards Designed Interactive Living Systems for Regenerative Ecologies esplora l’incontro tra interaction design e biodesign, proponendo una visione innovativa dell’uso di materiali vivi e biofabbricati negli artefatti interattivi.

In un contesto segnato dall’impatto ambientale crescente dei dispositivi elettronici e digitali, il volume affronta la necessità di ripensare criticamente i materiali, i processi e le relazioni che caratterizzano la progettazione contemporanea. Attraverso una lettura sistemica del ciclo di vita dei prodotti interattivi - dall’estrazione delle materie prime alla produzione, dall’uso allo smaltimento - le autrici mettono in evidenza i limiti delle tecnologie basate su materiali plastici, metallici e risorse non rinnovabili, mostrando al contempo il potenziale rigenerativo dei materiali viventi. Il libro introduce il paradigma dei Designed Interactive Living Systems (DILS), sistemi interattivi in cui i materiali viventi non sono semplicemente componenti funzionali, ma agenti attivi dell’interazione. Tale approccio sposta il focus da una prospettiva antropocentrica a una prospettiva multispecie e more-than-human, in cui l’interazione diventa un processo distribuito tra organismi, tecnologie e ambienti.

L'immagine mostra un test di laboratorio a sfondo bianco su un modulo a forma di rombo allungato, realizzato in plastica trasparente con viti metalliche. Al suo interno è visibile un liquido verde brillante. Due paia di mani interagiscono con il dispositivo utilizzando siringhe: una più piccola a sinistra, contenente lo stesso liquido verde, e una più grande graduata a destra. L'operazione suggerisce un test di fluidodinamica o di filtrazione legato alla smart mask dei progetti precedenti.
BioCatalytic Cell – Sistemi viventi interattivi progettati con un focus sull’uso e l’adattamento di un sistema a film biofotovoltaico per creare una cella di alghe adattiva in grado di produrre energia, sfruttando la capacità di questi microrganismi di catturare l’energia solare e generare elettricità attraverso il processo di fotosintesi. Progetto di Thora H. Arnardottir, Jessica Dias, Christopher Wong. Tutor: Chiara Farinea, Paolo Bombelli, Carmelo Zappulla, Maria Kupstova. Supporto biologico: Núria Conde Pueyo. Guest advisor: Claudia Pasquero.

La pubblicazione approfondisce:

  • l’impatto ambientale dei dispositivi elettronici e interattivi;
  • i materiali biobased per l’elettronica e l’interattività;
  • la definizione e l’evoluzione dei DILS e le loro applicazioni reali;
  • il ruolo del Bio-UX nella mappatura delle interazioni con sistemi viventi;
  • i biolaboratori come spazi ibridi tra design, scienza, computing e sostenibilità;
  • la visione post-antropocentrica che DILS abilita nella progettazione interattiva.
L'immagine mostra un'installazione artistica o di design composta da due strutture metalliche filiformi che ricordano forme organiche o robotiche. Ogni unità poggia su basi circolari sottili e presenta una sezione centrale cilindrica scura. Dalle strutture si diramano bracci sottili che sorreggono elementi circolari retroilluminati con pattern colorati (giallo, blu e bianco) e lenti trasparenti disposte in coppia. L'opera, stagliata su uno sfondo grigio neutro, combina un'estetica hi-tech con una silhouette che evoca insetti o sistemi di osservazione scientifica.
Electric Life – Una lampada progettata da Teresa van Dongen, alimentata da microrganismi, che mette in evidenza la relazione interattiva tra gli utenti e la batteria batterica che genera luce sostenibile.
L'immagine mostra un abito scultoreo luminoso indossato da una modella su sfondo nero. Il vestito emette una luce azzurra screziata e presenta volumi asimmetrici e organici, simili a formazioni minerali. La modella è di profilo, con la luminescenza dell'abito come unica fonte di luce principale della scena.
Living Light Dress – Abito Photobacterium Kishitanni di Dr Victoria Geaney, Dr Bernardo Pollak e Dr Anton Kan. Un abito vivente che integra batteri bioluminescenti capaci di brillare al buio.

Arricchito da numerosi casi studio - tra organic electronics, tecnologie viventi e prototipi sperimentali - il volume offre strumenti critici e mappe progettuali per guidare futuri sviluppi nel campo dei DILS. Attraverso un intreccio di riflessioni teoriche, analisi applicate e scenari speculativi, le autrici invitano a ripensare il ruolo del designer come biodesigner: una figura capace di collaborare con gli organismi viventi e di immaginare sistemi interattivi rigenerativi, capaci di ridefinire il rapporto tra tecnologia, materia e vita.

Il libro si configura come un contributo essenziale per studenti, ricercatori e professionisti interessati a esplorare i confini emergenti tra biologia, sostenibilità e interaction design, in un momento storico in cui la transizione verso ecologie rigenerative non è solo auspicabile, ma necessaria.

L'immagine è un diagramma concettuale che illustra la relazione tra l'utente e i fattori biologici attraverso un'infografica lineare e simmetrica. Lo schema è composto da tre nuclei circolari concentrici collegati da una linea continua che forma una sorta di simbolo dell'infinito o una doppia elica stilizzata.
Bio-User Interaction Map – L’intersezione tra gli obiettivi dell’utente e i fattori biologici. Una mappa che mostra come, dopo aver analizzato le caratteristiche distintive dell’utente umano e dell’organismo, la loro intersezione possa essere esplorata attraverso un framework strutturato che definisce le modalità di sviluppo della loro interazione.

Il volume è disponibile sul sito di Routledge.

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