Situated Vocabularies
A cura di Virginia Tassinari, Francesca Piredda e Francesco Vergani

Situated Vocabularies. A situated and agonistic conversational platform è un volume che presenta un progetto di ricerca in design partecipativo finalizzato alla co-progettazione di vocabolari di significati condivisi, concepiti come strumenti per alimentare conversazioni tra comunità situate e stimolare azioni trasformative orientate al futuro.
Il libro indaga il potere delle parole come dispositivi progettuali e politici, capaci di rendere visibili convergenze, conflitti, divergenze e sfumature di senso che emergono nei contesti sociali complessi, mettendo in discussione l’idea di un linguaggio neutro e universale.
Radicato nella definizione di democrazia proposta da Hannah Arendt e ispirato all’artefatto del vocabolario, il progetto assume il linguaggio come spazio agonistico di confronto, negoziazione e costruzione collettiva di significati. L’obiettivo non è quello di imporre definizioni condivise, ma di disarticolare e potenzialmente riarticolare prospettive differenti all’interno di uno specifico contesto, attraverso processi collaborativi che coinvolgono una pluralità di attori e stakeholder. In questo senso, il Situated Vocabularies si configura come una piattaforma conversazionale che rende esplicite le interdipendenze tra soggetti, saperi e visioni del mondo, valorizzando anche le tensioni e le asimmetrie di potere che attraversano tali relazioni.

Le sperimentazioni presentate nel volume si collocano all’interno degli urban living labs di Off Campus, iniziativa del Politecnico di Milano orientata a rendere la presenza dell’università più tangibile nella città e a rafforzare la responsabilità dei ricercatori nei confronti delle sfide sociali contemporanee. Attraverso casi studio sviluppati nel quartiere Nolo e nel carcere di San Vittore a Milano, il libro esplora come il design per la partecipazione possa aprirsi ad altri punti di vista e ad altri mondi possibili, mettendo in relazione spazi urbani e istituzionali profondamente diversi ma radicalmente interconnessi. In particolare, il lavoro svolto a San Vittore evidenzia il potenziale del design nel creare ponti simbolici e comunicativi tra carcere e società, interrogando il ruolo del progetto nella traduzione dei significati, nella costruzione di agency e nella messa in discussione dei confini tra dentro e fuori.

Nel suo insieme, Situated Vocabularies propone una riflessione critica sul ruolo del design come pratica situata, relazionale e responsabile, capace di operare non solo attraverso oggetti e servizi, ma anche attraverso parole, narrazioni e strumenti di senso. Il volume si rivolge a designer, ricercatori e studenti interessati al design partecipativo, alla ricerca sociale e alle pratiche progettuali orientate al cambiamento, offrendo un contributo teorico e metodologico su come il linguaggio possa diventare una leva fondamentale per immaginare e costruire futuri condivisi.

