Situated Vocabularies

A cura di Virginia Tassinari, Francesca Piredda e Francesco Vergani

Situated Vocabularies. A situated and agonistic conversational platform è un volume che presenta un progetto di ricerca in design partecipativo finalizzato alla co-progettazione di vocabolari di significati condivisi, concepiti come strumenti per alimentare conversazioni tra comunità situate e stimolare azioni trasformative orientate al futuro.

Il libro indaga il potere delle parole come dispositivi progettuali e politici, capaci di rendere visibili convergenze, conflitti, divergenze e sfumature di senso che emergono nei contesti sociali complessi, mettendo in discussione l’idea di un linguaggio neutro e universale.

Radicato nella definizione di democrazia proposta da Hannah Arendt e ispirato all’artefatto del vocabolario, il progetto assume il linguaggio come spazio agonistico di confronto, negoziazione e costruzione collettiva di significati. L’obiettivo non è quello di imporre definizioni condivise, ma di disarticolare e potenzialmente riarticolare prospettive differenti all’interno di uno specifico contesto, attraverso processi collaborativi che coinvolgono una pluralità di attori e stakeholder. In questo senso, il Situated Vocabularies si configura come una piattaforma conversazionale che rende esplicite le interdipendenze tra soggetti, saperi e visioni del mondo, valorizzando anche le tensioni e le asimmetrie di potere che attraversano tali relazioni.

Lo spazio originario di Off Campus Nolo nel 2020. Immagine tratta dal saggio “Off Campus Nolo: Co-producing Knowledge with Situated Communities” di Francesco Vergani.

Le sperimentazioni presentate nel volume si collocano all’interno degli urban living labs di Off Campus, iniziativa del Politecnico di Milano orientata a rendere la presenza dell’università più tangibile nella città e a rafforzare la responsabilità dei ricercatori nei confronti delle sfide sociali contemporanee. Attraverso casi studio sviluppati nel quartiere Nolo e nel carcere di San Vittore a Milano, il libro esplora come il design per la partecipazione possa aprirsi ad altri punti di vista e ad altri mondi possibili, mettendo in relazione spazi urbani e istituzionali profondamente diversi ma radicalmente interconnessi. In particolare, il lavoro svolto a San Vittore evidenzia il potenziale del design nel creare ponti simbolici e comunicativi tra carcere e società, interrogando il ruolo del progetto nella traduzione dei significati, nella costruzione di agency e nella messa in discussione dei confini tra dentro e fuori.

Artefatti narrativi del Nolo Situated Vocabulary: in alto a sinistra i booklet; a destra il logo del podcast In Poche Parole; in basso, dettagli della mostra Situated Vocabularies – Re-framing Participation with Fragile Communities presso Off Campus Nolo. Foto dell’autore. Immagine tratta dal saggio “Narrating Collective Meanings through Tangible Artifacts and Immersive Spatial Experiences” di Ambra Borin.

Nel suo insieme, Situated Vocabularies propone una riflessione critica sul ruolo del design come pratica situata, relazionale e responsabile, capace di operare non solo attraverso oggetti e servizi, ma anche attraverso parole, narrazioni e strumenti di senso. Il volume si rivolge a designer, ricercatori e studenti interessati al design partecipativo, alla ricerca sociale e alle pratiche progettuali orientate al cambiamento, offrendo un contributo teorico e metodologico su come il linguaggio possa diventare una leva fondamentale per immaginare e costruire futuri condivisi.

Partecipanti impegnati nella co-costruzione degli hotel per insetti. Immagine tratta dal saggio “Gaia's Club: Embodying Situated Vocabulary in Public Spaces through Transmedia Storytelling for Kids” di Valentina Ferreri.
Le parole selezionate dalle persone detenute che hanno partecipato al Situated Vocabulary di San Vittore. Immagine tratta dal saggio “Off Campus San Vittore: Bridging Prison and Society” di Francesca Piredda.

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